Un cuore arancione brilla nell’oscurità, pulsando delicatamente. Un pungente odore di fumo pervade l’aria, e l’uomo che tiene saldo l’acciaio incandescente si delinea sporgendosi sul fuoco, il volto imbrattato di fuliggine. Le scintille danzano mentre attizza le fiamme, prende il metallo rovente e lo poggia sull’incudine, sollevando il suo martello in alto e lasciandolo ricadere con un fragore assordante. Le scintille sprizzano come raggi laser nella stanza ad ogni colpo, una cacofonia ritmica.

Siamo nella città di Seki, a Gifu, conosciuta anche come la città delle lame. Qui, i forgiatori producono spade, coltelli e utensili da taglio da 800 anni. Situata nel centro della prefettura di Gifu, la città è circondata da due fiumi. L’acqua limpida, un’ottima argilla fluviale utilizzata nel processo di tempra, l’abbondanza di carbone e la posizione strategica hanno contribuito a far diventare Seki un influente centro per la forgiatura dell’acciaio.

Oggi Seki vanta numerosi produttori di coltelli e utensili da taglio. L’Associazione dell’Industria delle Lame di Seki è composta da circa sessanta associati, di cui dieci forgiatori tradizionali. Certificati dal governo giapponese al fine di tenere viva l’arte della spada giapponese, essi sono gli unici artigiani autorizzati alla produzione delle katana (la celebre spada dei samurai). La cultura degli utensili da taglio è così forte nella città tanto da aver dedicato loro un festival annuale, il museo della forgiatura tradizionale di Seki, il piccolo museo della coltelleria ed innumerevoli officine di coltelli, alcune delle quali aperte ai visitatori. Seki è tra le più grandi aree di produzione di lame al mondo, insieme a Solingen in Germania and Sheffield in Inghilterra.

Abbiamo fatto visita a tre forgiatori di lame per avere un’idea precisa su questi artefatti locali.

Ventisei generazioni di maestri spadai

I forgiatori producono lame a Seki da 800 anni, e la famiglia Fujiwara ha creato spade per samurai e altri clienti per quasi l’intero arco temporale. Alla Coltelleria Sanshū e al museo della coltelleria di Seki abbiamo incontrato Fujiwara Kanefusa XXV, il venticinquesimo rappresentante di una stirpe di maestri spadai insieme a suo figlio, Fujiwara Kanefusa XXVI, anch’egli forgiatore.

Fujiwara XXVI ci guida attraverso il piccolo museo, spiegandoci il processo di produzione di una lama. Le lame tradizionali giapponesi sono realizzate con sabbia ferrosa, proveniente dalla Prefettura di Shimane. La sabbia viene mescolata con del carbone in una fornace che arde a circa 800° centigradi, in un processo che richiede tre giorni e la costante attenzione di diversi artigiani. Al termine di questo periodo rimane un blocco d’acciaio, sezionato in seguito in cinque diversi livelli di durezza. Un acciaio ad alto contenuto di carbonio, detto tamahagane (letteralmente “acciaio gioiello”), è uno dei livelli di durezza più importanti.

Una volta creato l’acciaio di diversa durezza a partire dalla sabbia ferrosa, i forgiatori incominciano la combinazione dello stesso a 1300°C. Lo martellano, lo allungano e ripiegano almeno dieci volte. Un simile processo riduce la fragilità della lama. “Se si utilizza soltanto l’acciaio duro, la lama taglierà bene, ma si romperebbe o si scheggerebbe facilmente”, spiega Fujiwara XXVI. “Utilizzando acciaio dolce non si romperà, ma non taglierà ugualmente bene”.

Dopo aver modellato e molato la lama per conferire la forma desiderata, i forgiatori applicano un particolare tipo di argilla sulla superficie dell’acciaio. “Sulla punta della lama lo strato di argilla è sottile, mentre sul forte è più spessa,” spiega Fujiwara XXVI. “L’applicazione dell’argilla conferisce i motivi ondulatori alla lama”. Il continuo allungamento e ripiegamento dell’acciaio crea una superficie caratteristica, osservando la quale i forgiatori sono in grado di dire chi ha realizzato la spada.

La spada viene quindi ripetutamente surriscaldata a 800°C e raffreddata immergendola in acqua al fine di indurirla. L’intero processo da tamahagane a lama finita richiede circa quindici giorni. Questo processo è stato preservato nel corso dei secoli, ed è mutato poco dai tempi in cui i signori feudali e i samurai vivevano per la spada.

Oggigiorno la fabbricazione della spada è regolamentata e solo i forgiatori autorizzati possono fabbricare le katana, le famose spade curve dei samurai a taglio singolo. Oggi dieci di questi maestri spadai operano a Gifu. A ogni forgiatore è permesso fabbricare solo due spade al mese. Ogni spada deve avere un certificato di registrazione, che dimostri che sia stata realizzata in maniera tradizionale da un fabbro autorizzato.

Diventare un forgiatore non è un compito facile, e mi chiedo come possano garantire la qualità.
Fujiwara XXV ci invita ad assistere a una dimostrazione. Ci togliamo i nostri parka moderni realizzati con tessuti ad alta tecnologia, che potrebbero facilmente andare in fiamme a causa di una scintilla errante. I Fujiwara e i loro apprendisti indossano abiti di cotone bianco, che ricordano una divisa di karate. “Il cotone non si brucia facilmente”, mi dice Fujiwara XXV. I loro abiti bianchi sono macchiati di cenere, ma il tessuto bianco rappresenta la sacralità della loro arte, che si riflette anche nel piccolo santuario shintoista e nelle decorazioni appese sopra la fucina.

Fujiwara XXV si accovaccia vicino al fuoco contenuto da una pila di blocchi di cemento. Due apprendisti si adoperano nei paraggi, preparando gli strumenti e raccogliendo carbone. Scintille volano mentre aziona il soffietto, uno spettacolo di fuochi d’artificio arancioni e viola che danzano sul carbone inchiostrato. Una bacinella d’acqua in legno pronta, lì accanto.

Il colore cambia con l’aumentare della temperatura. Fujiwara XXV estrae all’improvviso la barra di ferro incandescente dal fuoco. Gli apprendisti iniziano immediatamente a batterla con un ritmo coordinato, gridando entrambi per lo sforzo. Il fragore e le urla risuonano in uno motivo costante e le scintille volano tutt’intorno. Gocce di sudore bagnano la fronte per il caldo. Si tratta di un qualcosa di incredibilmente intenso e non posso fare a meno di sentire che tutta questa forza e fierezza venga impressa nel metallo. Con le scintille danzare nella mia direzione, ho come l’impressione che un po’ di quella ferocia si stia facendo strada verso di me.

Sebbene la formazione e la modellatura dell’acciaio richiedano circa quindici giorni, la spada necessita ancora di un’elsa, un fodero ed il resto della montatura, pezzi di solito realizzati da altri artigiani. L’opera finita può richiedere da due a sei mesi, o più.

Becoming a swordsmith

Sono curioso di sapere come diventare un forgiatore. Non è facile, afferma Fujiwara XXV.
“È fisicamente difficile.” Ma oltre a ciò, è mentalmente impegnativo e richiede tempo.

Per diventare un forgiatore, è necessario un apprendistato di cinque anni sotto un forgiatore autorizzato, indicato come il maestro. “La formazione è rigorosa”, afferma Fujiwara XXV. “Quando arrivano, iniziano con il sezionare il carbone, pulire l’area di lavoro e gli strumenti, creano le scope, ecc. Col tempo, apprendono gradualmente ulteriori passaggi, soprattutto osservando il processo. Mentre martellano, li istruisco sui punti salienti della martellatura: come brandire il martello, il colore delle fiamme, la temperatura, il significato dei suoni provenienti dall’acciaio.”

Tarō Asano ha seguito proprio questo percorso. Non viene da una famiglia di forgiatori; l’interesse nacque in lui a tredici anni, quando vide un maestro fabbricare una lama. A venti anni, chiamò il municipio di Seki per informarsi dell’iter necessario per vedere un maestro all’opera e fece una prima visita di studio di una settimana. Poco dopo divenne un apprendista ufficiale sotto l’ala di Fujiwara XXV.

I primi giorni sono stati duri, e percepisco la frustrazione e la tenacia che provengono da Asano mentre descrive quei primi tempi. “Ho iniziato con la pulizia e la cura del carbone. Ma quando ho iniziato a martellare il ferro è stata tutta un’altra cosa.” Una scintilla, potremmo dire, era divampata in lui.

L’apprendistato è stato duro, dice. “È un mondo difficile in cui sopravvivere. Inizialmente dubitavo molto di me stesso”, afferma Asano. Gli apprendisti non ricevono retribuzione; in passato, gli apprendisti erano soliti vivere con i maestri, ma al giorno d’oggi è meno comune.

Al termine dei cinque anni, c’è un esame di dieci giorni. Per coloro che lo superano, la tradizione vuole che tornino dai loro maestri e lavorino per un altro anno in segno di gratitudine. A quel punto, possono diventare forgiatori indipendenti. E dopo cinque anni di lavoro in proprio, il forgiatore può essere considerato un maestro. Asano ora ha la sua bottega, chiamata Asano Kajiya (letteralmente “il forgiatore Asano”).

Seki

A doppio taglio

Le spade non sono gli unici oggetti da taglio realizzati a Seki. La città è famosa per utensili da taglio di ogni tipo, dai coltelli da cucina ai tagliaunghie.

Un produttore di coltelli di successo è G. Sakai. Yuhei Sakai, un uomo schietto e simpatico in uniforme da lavoro, è un produttore di coltelli di quarta generazione, specializzato in coltelli da cucina, coltelli pieghevoli/da tasca e coltelli da esterno che possono essere utilizzati per attività come campeggio, pesca, vela e caccia. Particolarmente popolare è la loro linea di coltelli resistenti alla ruggine, d’obbligo quando si lavora nella natura.

La società riceve un certo numero di ordini OEM da produttori negli Stati Uniti come Spyderco e Al Mar, con rapporto tra ordini domestici ed esteri di circa 50-50. “Abbiamo costruito una reputazione all’estero per i coltelli ad alta tecnologia, qualità e precisione”, afferma Sakai. “Usiamo rigorosi controlli di qualità e utilizziamo acciaio e materiali speciali che non si trovano all’estero.” G. Sakai produce oltre duecento varietà di coltelli. “Produciamo persino coltelli per il paracadutismo”, afferma.

Ai tempi del nonno di Sakai, la produzione di coltelli necessitava di molto lavoro manuale. Certamente c’erano alcuni macchinari, ma tutto, dalla punzonatura alla rettifica, richiedeva lavoro fisico e un alto grado di abilità artigianale.

Al giorno d’oggi, l’artigianalità è ancora necessaria, ma i macchinari svolgono molto del lavoro pesante. Questo significa che è difficile trovare lavoratori che abbiano familiarità con la tecnologia. G. Sakai lavora con il taglio laser, lo stampaggio e una maggiore automazione, sebbene il 30% del lavoro venga ancora fatto a mano.

È chiaro che a Sakai piace ancora il lavoro manuale. Offre visite guidate nelle strutture e c’è un piccolo museo di coltelli in loco. Offre anche l’esperienza di produrre un coltello, e io lo accetto volentieri. Sotto la sua guida, costruisco il mio coltello in acciaio di Damasco. Non solo scelgo l’acciaio e l’impugnatura, ma mi guida attraverso diverse fasi di finitura e assemblaggio, dalla lucidatura alla levigatura, alla messa in risalto della trama dell’acciaio con cloruro di ferro, e infine alla levigatura e affilatura della lama. Quando finiamo, il coltello è così affilato da tagliare la carta e mi esorta a provarlo su un pomodoro maturo, da cui ricavo fette traslucide di solo un millimetro di spessore. Non vedo l’ora di portare a casa il mio premio e provarlo in cucina.

All’avanguardia

Sakai ritiene che la sua attività si sposterà sempre di più verso l’alta tecnologia, in grado di offrire sempre più precisione col passare del tempo. Spera che la nuova generazione sarà in grado di adattarsi alla tecnologia in modo che possano continuare a rispondere alle esigenze del mercato, realizzando eccellenti strumenti da taglio per l’uso quotidiano.

Al contrario, le leggi che regolano la forgiatura impongono che le katana autentiche debbano essere prodotte alla vecchia maniera. E i forgiatori si rendono conto che oggigiorno non vi è spazio per l’uso pratico di una spada da samurai. Al giorno d’oggi, “le katana sono realizzate per commemorare grandi eventi, una nascita, l’intronizzazione di un imperatore, l’ascesa di uno yokozuna (peso massimo nel sumō)”, dice Fujiwara XXV. “Perché produrle? Dai tempi antichi, questa è un’arte eccelsa. Nessun altro al mondo le crea. La ragione per cui le realizziamo è continuare l’arte, la tradizione, per assicurarsi che non scompaia”, e prosegue “le katana non sono solo uno strumento da taglio. È una questione di cuore. È l’anima dei samurai”.

Gli domando, quindi, come si possa portare questa arte nel futuro usando i vecchi modi, in modo che la tradizione possa continuare.

Asano crede che la tradizione non debba essere preservata affinché sia fine a se stessa, ma che di questa si conservino le parti funzionali e applicabili in futuro. Un’ideologia che lo separa in parte dai tradizionali forgiatori di Seki. Cerca di diffondere la cultura dei forgiatore tradizionale giapponese facendo dimostrazioni in tutto il mondo. Ed è ben ripagato, avendo una forte base di clienti sia a livello nazionale che all’estero.

Asano ci racconta un aneddoto. “Sono andato a tenere un seminario al MIT. C’è un’area per i forgiatori, una fucina lì. Perché?” dice. “Il MIT è altamente tecnologico, mi hanno spiegato, ma l’alta tecnologia è possibile grazie alla tecnologia di base. Per consentire alla tecnologia avanzata di sopravvivere e prosperare, dobbiamo proteggere la tecnologia di base.”

Afferma che molte delle persone che frequentano la sua bottega o visitano il suo negozio lavorano nel campo della tecnologia o della finanza, e che c’è qualcosa nell’arte della forgiatura che affascina fortemente il mondo moderno. “Lavorano sodo ma non possono toccare il loro lavoro, e tutto è in continuo mutamento. Le persone vogliono creare qualcosa da zero che possano poi tenere nelle mani. La forgiatura di lame è l’arte più antica. Nulla è cambiato.” Pensa che ci sia una richiesta per la tradizione perché in un’era digitale le persone vogliono delle basi concrete, qualcosa di fisico. Questo è uno dei modi di sopravvivenza di quest’arte.

Fujiwara XXV spera che i cittadini di Seki aiutino a mantenere viva la tradizione. “Le persone qui intorno sono cresciute con questa tradizione. Vogliamo che provino un sentimento di orgoglio, che vogliano condividere l’arte della spada con il mondo. ” Ma anche se le spade sono cose del passato, vede un posto per loro anche nel futuro e tra i giovani. È aperto a nuovi modi di condividere le spade con il mondo. “Mi piacerebbe trasmettere la cultura della katana attraverso manga (fumetti) o anime (cartoni animati)”, afferma.

La mia visita alla città della lama mi ha insegnato più di quanto potessi immaginare. Mi ha fornito una nuova prospettiva e un rispetto per questi abili forgiatori e la loro eredità. Mi auguro che altri condividano il mio interesse facendo una visita per assistere ad una dimostrazione o pratica diretta. Anche se i coltelli non sono il vostro forte, è facile apprezzare l’artigianalità e l’anima racchiusa dentro ogni lama.