Vivi momenti speciali con radici che affondano nel passato

Gifu è ricca di secoli di storia e tradizione. Grandi signori della guerra sono sorti e caduti qui, e i loro destini hanno modellato il corso della storia giapponese. La vita è continuata, ma i paesaggi urbani tradizionali sono sopravvissuti in questi paesi, dove passato e presente sono inscindibili. Lo stesso vale per alcune tecniche e arti tradizionali.

Arti e mestieri a Gifu sono fiorenti da secoli. La regione ha dato vita alle lame seki, alla carta giapponese mino washi, alle tecniche di falegnameria hida, alle ceramiche mino, alla tintura dell’indaco e ad altri mestieri che si sono tramandati attraverso generazioni di artigiani – non solo preservati, ma tuttora fiorenti e parte integrante della comunità locale.

Così vale per altre arti tradizionali: ad esempio il teatro ji-kabuki, dove le compagnie amatoriali locali mettono in scena una rappresentazione del kabuki propria di Gifu; il metodo tradizionale di pesca, che da 1.300 anni utilizza i cormorani per catturare il pesce d’acqua dolce ayu. Conosciuta come ukai, questo tipo di pesca con il cormorano delle città di Seki e Gifu è protetta dall’agenzia della casa imperiale giapponese. Vedere i pescatori ukai che solcano di notte il fiume Nagara a lume di torcia è uno spettacolo iconico di Gifu, e una delle tante bellezze di Gifu con radici lontane.

Mino washi: 1.300 anni di fabbricazione della carta

Mino Washi (Japanese Paper)

La fabbricazione della carta a Gifu trova attestazione storica già nel lontano 700, in una parte della regione conosciuta come la provincia di Mino. Mille e trecento anni dopo, la carta mino è considerata una delle migliori in Giappone ed è stata riconosciuta a livello internazionale, ricevendo la designazione UNESCO per la sua varietà più pregiata assieme ad altre due tipologie di carta giapponese.

Realizzata nella sua forma più tradizionale con gelso kozo e l’acqua limpida del fiume Nagara, la carta mino oggi ha molti usi. Come scoprirai visitando le botteghe artigiane nel centro storico di Mino o facendo un salto al museo della carta washi di Mino, la resistenza della carta e la sua bellezza sono state applicate a tutti i tipi di prodotto, dalla stampa a rullo alle porte scorrevoli, dai ventagli alle custodie per biglietti da visita, fino ai paralumi e persino agli abiti.

Al museo puoi anche provare a creare il tuo washi personale: è uno dei tanti workshop disponibili nell’area. Trasformare la polpa di legno in carta washi – che puoi anche portare a casa – è un’esperienza divertente e “con le mani in pasta”, che fa capire facilmente quanta destrezza sia necessaria nella fabbricazione della carta di Mino.

L’arte dei falegnami di Hida

Hida Woodcraft

Sin dal 700, la regione di Hida nel nord di Gifu ha una reputazione per la lavorazione del legno. I falegnami di Hida costruivano templi e santuari così belli che la vecchia provincia di Hida fu esonerata dal pagamento delle tasse in cambio dell’invio di gruppi di falegnami nell’allora capitale Nara. Lì hanno contribuito a creare alcune delle strutture storiche più famose preservate tutt’oggi in Giappone.

Tramandata da generazioni, oggi è possibile riconoscere la tecnica di questi artigiani nelle sculture decorate sui carri di molti festival di Gifu, o negli edifici tradizionali in legno della città vecchia di Takayama; lo si può intravedere nei manufatti in vendita al mercato mattutino di Takayama Miyagawa e nelle botteghe artigiane della regione. I falegnami di Hida hanno lasciato un segno indelebile su Gifu e sulla sua cultura.

Se i falegnami di Hida sono radicati nella tradizione, questo non significa che siano rimasti bloccati nel passato: lavorando con legni di cipresso, cedro o faggio applicano le loro tecniche tradizionali ad opere contemporanee. Ci sono  eleganti linee di mobili nello stile Hida, utensili da cucina e molto altro – ed è tutto realizzato assicurandosi che artigiani e foreste continuino a coesistere.

Mino: la forma di ceramica più diffusa in Giappone

Mino Ware

Di tutti i rinomati mestieri di Gifu, nessuno ha avuto un impatto sul Giappone quanto le ceramiche mino.
Nata oltre 1.300 anni fa, la ceramica mino ora rappresenta oltre il 50 percento di tutte le ceramiche prodotte in Giappone.
La caratteristica di queste ceramiche, prodotte principalmente nelle città  di Tajimi, Toki, Mizunami e Kani nella parte sud-orientale di Gifu, è che non può essere confinata da parametri astringenti. Può essere creata a mano su tiratura limitata, o prodotta in serie nelle fabbriche, ma in tutti i casi gli artigiani della regione applicano le loro tecniche consolidate a una vasta gamma di prodotti e stili. Senza limiti.

Certamente, ci sono alcuni stili distintivi di Mino. La finitura nera di Setoguro, i toni rossastri chiari di Shino e i toni verdi di Oribe -che prende il nome dal samurai del XVI secolo e maestro della cerimonia del tè Furuta Oribe- sono tutti elementi distintivi tradizionali della tradizione ceramica di Mino. Ad uno dei tanti workshop nella zona sud-orientale di Gifu, puoi provare a creare la tua versione di ceramica mino o fermarti presso qualche manifattura per conoscere i diversi approcci adottati dagli artigiani. E, naturalmente, ci sono molti posti dove acquistare souvenir speciali.

Assisti all’ukai, la pesca tradizionale di Gifu con i cormorani

Traditional Ukai Cormorant Fishermen

Ogni notte da metà maggio a metà ottobre la storia si ripete sul fiume Nagara. Tizzoni e scintille zampillano dalle lanterne infuocate appese sui pescherecci intagliati a mano, disegnando sentieri arancioni sull’acqua. Per mano degli abili pescatori, i cormorani legati si tuffano nelle acque del Nagara, a caccia di ayu, un pesce d’acqua dolce. Questa è la pesca ukai, una tecnica che si tramanda a Gifu da 1.300 anni grazie a sforzi effettuati da generazioni per la conservazione del fiume.

Ogni barca è guidata da un usho, un capo pescatore che controlla circa dieci cormorani alla volta con una serie di stringhe. Dal 1890, ogni usho a Gifu è stato assunto dall’agenzia della Casa Imperiale al fine di preservare la tradizione ukai.E ogni usho, anche se pesca solo per sei mesi, ha una responsabilità tutto l’anno per i suoi cormorani: addestramento, cura e affetto per circa 20 esemplari.

Nove barche esercitano ancora questo mestiere sul Nagara, nelle città di Seki e Gifu, e chiunque può osservarle dalla riva o da una barca sul fiume. Ma anche al di fuori della stagione di pesca c’è un museo pieno di mostre interattive e multimediali che rimettono in scena i pescatori ukai.

Sekigahara: la battaglia che ha plasmato il Giappone

Sekigahara: The Battle that Shaped Japan

Se si osserva una cartina del Giappone si può notare come la prefettura di Gifu quasi tagli in due l’isola principale. Per secoli, l’area che ora viene chiamata Gifu è stata la chiave strategica per qualsiasi signore della guerra che bramasse di esercitare la sua influenza sulla nazione.

In un giorno di ottobre del 1600, nella città sud-occidentale di Gifu, Sekigahara – allora linea di demarcazione tra la cultura giapponese orientale e occidentale – secoli di sanguinose lotte arrivarono al culmine. Due eserciti si scontrarono: le forze orientali di Tokugawa Ieyasu e le forze occidentali di Ishida Mitsunari. Sebbene numericamente inferiore, Tokugawa trionfò e la sua vittoria unificò il Giappone, dando vita al nuovo governo di Edo nel 1603 e inaugurando un periodo di secoli di pace. La più grande battaglia di sempre sul suolo giapponese, Sekigahara è stata tra i firmatari della dichiarazione congiunta al vertice dei campi di battaglia, con Gettysburg negli Stati Uniti e Waterloo in Belgio.

Oggi gli stendardi volano al vento sul penultimo sito di battaglia di Sekigahara e negli accampamenti di Tokugawa e Ishida. C’è una tranquillità che rende difficile immaginare la brutalità che si manifestò quel giorno quando più di 160.000 uomini combatterono. Per questo, una visita al nuovo memorial di Sekigahara (aperto da luglio 2020), darà un’idea della vasta portata di questa battaglia, con armature e armi d’epoca, realtà virtuale e reperti dal campo di battaglia.

La magia del ji-kabuki

Ji-Kabuki

Non molti attori ricevono applausi di incoraggiamento quando sbagliano una scena; non a molti si getta denaro sul palco. Ma tutto ciò è parte integrante del divertimento se si parla di teatro ji-kabuki. Forma rurale di kabuki – un’arte formale e teatrale designata dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale – il ji-kabuki è informale, interattivo e divertente. Tradizionalmente interpretato da persone comuni, da nessuna altra parte il ji-kabuki è così popolare come a Gifu, dove ci sono più di 30 organizzazioni ji-kabuki che mantengono viva questa forma d’arte presso nove teatri storici.

Anche se tutto il ji-kabuki potrebbe sembrare uguale ad un occhio inesperto -trucco del volto elaborato, dialoghi esagerati e una combinazione di attori, narratore e musicisti in costumi tradizionali- c’è una grande varietà di spettacoli nel repertorio teatrale. Ci sono i drammi “contemporanei” sewamono, che descrivono la vita di epoca Edo (1603-1868) -quando iniziò la pratica del ji-kabuki–  drammi storici jidaimono che raccontano storie di samurai prima del periodo Edo e spettacoli di danza buyo.

Che una forma d’arte esiste da molto tempo lo si può capire quando si chiama “contemporaneo” qualcosa di ambientato nel 1600. Quello che invece potrebbe sorprendere in uno spettacolo di ji-kabuki è che è tutto eseguito da dilettanti, dai locali, chiunque voglia cimentarsi.